La misteriosa Sindone di Torino

LE FOTOGRAFIE

[Macchina originale dell'avvocato Secondo Pia, conservata al Museo della Sindone di Torino]

 

Per il matrimonio dell'erede al trono Vittorio Emanuele, nel 1898 avviene un'Ostensione della Sindone. Don Natale Noguier de Malijay, salesiano, desidera che, per la prima volta, il Lenzuolo sia fotografato. Si rivolge al barone Manno, uomo introdotto presso il trono, che riesce a convincere il re Umberto I a dare l'assenso. Per ragioni di forma, così che l'iniziativa non appaia ufficiale, l'incombenza non è affidata a un fotografo professionista, ma al noto avvocato torinese Secondo Pia, amico del Manno e presidente d'un circolo fotoamatoriale, nonché ottimo fotografo dilettante e, fatto non secondario, membro della commissione per l'Esposizione d'arte sacra che si tiene in Torino nello stesso periodo dell'Ostensione. Il primo scatto avviene il 25 di maggio, con cattivi risultati. Il Pia, questa volta con successo, fotografa di nuovo, diverse pose, il 28 maggio, con l'aiuto del suo aiutante di laboratorio Sartore e del tenente Fino, egli pure fotoamatore. Per suo conto, con la propria macchina, il padre Gian Maria Sanna Solaro scatta foto. Quando, dopo lo sviluppo, l'avvocato si rende conto che il negativo dell'immagine dell'Uomo sindonico rappresenta in realtà una figura in positivo (vedi pure la sintesi) inizia a tremare e quasi la lastra gli cade. Viene accusato da anticlericali di aver operato trucchi, ma la divulgazione delle provvidenziali foto del Sanna Solaro, che prima s'era tenuto per sé, smorzano le polemiche.

Nel 1931, per concludere i festeggiamenti per le nozze del futuro "re di maggio" Umberto II con la principessa Maria José del Belgio, viene fatta un'Ostensione. Questa volta è un famoso professionista ad essere incaricato di fotografare di nuovo la Sindone, Giuseppe Enrie, coadiuvato dall'ancor vivo avvocato Pia e dal professor Tonelli, salesiano. Vengono riprese molte foto, tre di insieme e nove di dettagli, tra cui, primo, il Volto, sia in interni sia in esterni. Si ripete pienamente, anzi ancor meglio, quanto già scoperto. Diversi medici, per primo il professor Pierre Barbet, per queste foto, iniziano ad occuparsi della Sindone. Il Barbet, osservando le numerosissime ferite sull'Uomo sindonico,  afferma che senza dubbio si tratta dell'immagine d'una persona prima flagellata e poi crocifissa. Dichiara che i pollici non si vedono perché si sono automaticamente ripiegati sotto il palmo delle rispettive mani, per la lesione dei nervi causata dai chiodi piantati nei polsi e che sono passati per lo spazio anatomico detto di Destot.

Nel 1969, durante una ricognizione dell'allora arcivescovo cardinal Pellegrino per accertare lo stato del Lenzuolo, è la volta della fotografia a colori. È incaricato il professionista Giovanni Battista Judica Cordiglia. Scatta molte pose, anche in bianco e nero, della figura intera e di particolari: a luce ordinaria, a raggi infrarossi, a ultravioletti, a luce di Wood.

Arriveranno poi le elaborazioni tridimensionali informatiche di John Jackson ed Eric Jumper di Huston (anno 1977) e quelle, realizzate indipendentemente nel 1978, migliori, di Giovanni Tamburelli di Torino, in collaborazione con Nello Balossino.

È per la scoperta dell'avvocato Pia che inizia l'interesse della scienza per la Sindone. V. Inizia la ricerca

 

In sintesi

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© Guido Pagliarino