IV
Era stata Mariangela a telefonarci.
Come mi aveva testimoniato per prima, un omone, mai visto prima, aveva fatto irruzione improvvisamente dalla strada, urlando rosso in viso: "Dov'è il mostro da baraccone? Vieni fuori, porco!". A gran passi era arrivato all'ufficio del titolare, Tarcisio Benvenuto, in quel momento seduto alla scrivania a fare conti. Qui aveva cominciato senz'altre parole a prenderlo a pugni. Il proprietario, riuscendo a schermirsi con le braccia, aveva potuto alzarsi dalla sedia e scappare fin quasi all'uscita del negozio, sotto una tempesta di calci nel sedere, ma prima che potesse fuggire nella via l'altro l'aveva afferrato con la destra per il bavero e, tenendolo schiacciato contro il mobile della cassa, gli aveva mollato col pugno sinistro una grandinata di colpi sul viso e sulla testa fin quando la vittima non era crollata sul pavimento. Poi l'omaccio era senz'altro uscito, esclamando con accento piemontese: "Così per l'avvenire impara, 'sta merda!".
Gli altri magazzinieri avevano confermato la versione.
"Vi risulta che il Benvenuto avesse nemici?".
"Credo proprio che ne avesse un mucchio", aveva risposto per tutti Alfonso: "È insopportabile a chiunque". Jolanda e Annunziata avevano approvato col capo. Mariangela, invece, m'aveva guardato dritto negli occhi, dischiudendo leggermente la bocca, come per pronunciare qualcosa; ma aveva taciuto.
Proprio a lei avevo chiesto: "Avete qualche idea sul perché dell'epiteto mostro da baraccone?".
"Perché... lo è, poveretto".
"Poveretto?!" avevano fatto in coro gli altri tre, guardando Mariangela con gran disapprovazione. Poi la sola Annunziata aveva detto: "Ha il fisico giusto per il suo carattere".
"Cosa intende dire?" m'ero incuriosito.
"Intendo dire che ha un braccio in più, sul petto, che a intravederlo sotto i vestiti pare attaccato alla spalla destra, anche se non l'ha mai mostrato: al massimo, qualche volta, sono spuntate le sole dita, a far capolino tra i bottoni della camicia, dico in certi momenti in cui era più arrabbiato e non riusciva a frenarsi.
"Inoltre", era intervenuta Jolanda, dalla parte destra ha una doppia fila di denti; e una suora che una volta venne qui ci disse che ha pure un pezzo di cervello in più. Certo è che, a volte, l'abbiamo sorpreso a farsi domande e a rispondersi da solo a bassa voce. Poi... c'è anche un'altra cosa... che non oso dire".
"Un'altra cosa?".
"Sì", aveva precisato Alfonso, pare che tra le gambe... ne abbia due!" ed era scoppiato a ridere.
"Chi ve l'ha detto? Sempre la suora?!" avevo domandato tra il serio e il divertito.
"No", aveva risposto Annunziata, "ce l'aveva detto Giulia".
"Sarebbe?".
"Una collega che è stata licenziata giorni fa: pare che il padrone le avesse fatto proposte... proposte di quel genere... mi ha capito, no?".
"Veramente", s'era intromesso Alfonso, "questo lei non l'ha detto; ma il fatto che sapesse dei due cosi fa pensare che Tarcisio glieli avesse fatti vedere"; e aveva riso più forte di prima.
Avevo chiesto di descrivermi l'aggressore. Tutti erano stati concordi: si trattava d'un uomo molto alto sulla cinquantina, occhi cisposi castani, senza sopracciglia e completamente calvo, grandi orecchi a sventola, grasso e grosso, collo corto possente, braccia da scaricatore e spalle larghe, schiena ricurva. Portava una cicatrice violacea orizzontale sulla fronte che l'attraversava quasi completamente e aveva il naso schiacciato dei pugili. La bocca era piccola, quasi senza labbra.
"... e indossava delle scarpe che saranno state della misura cinquanta", aveva completato Mariangela.
"Anche lui, come mostro, non sta male", avevo scherzato con un breve sorriso. Poi m'ero fatto dare cognome e indirizzo della commessa licenziata e m'ero copiato dalle schede contabili le generalità di fornitori e clienti: dati incompleti perché, come avevo saputo da Alfonso, molte delle vendite al dettaglio, quelle dei soprammobili, erano verso ignoti passanti e la maggior parte degli acquisti veniva da privati, pagata in contanti senza che ne restasse traccia.
Era ormai l'una. Annunciando che forse sarei ripassato e che, comunque, loro sarebbero stati convocati per la testimonianza formale, avevo lasciato che i magazzinieri chiudessero il negozio e m'ero avviato verso la casa dei miei.
Dopo qualche centinaio di metri, mentre imboccavo via della Consolata, m'aveva raggiunto la voce di Alfonso: "Brigadiere!".
M'aveva seguìto, m'aveva detto non appena raggiuntomi, per darmi una notizia all'insaputa di Mariangela: "Pare che quella criña se la faccia col padrone. Si vede, aveva ghignato, "che le piace farsi fare in due modi nello stesso tempo! È per quello che sta dalla sua parte. Comunque... Non so, sarà forse un'idea sbagliata ma... e se fosse stato un suo parente a fraccare il padrone?".
"Ma mi avete detto che l'uomo aveva accento piemontese, mentre Mariangela è meridionale. Se fosse un suo parente..."
"Potrebbero essersi imparentati qui, con uno dei nostri", aveva suggerito, senza trattenere una smorfia razzista.
" Va beh, controlleremo".
"Ma mi raccomando..."
"Non diremo nulla alle sue colleghe, stia tranquilla".
Mi aveva stretto la mano: era viscida.
(continua)
© Guido Pagliarino