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["Le muse" n.1, dicembre 2002, pag. 13, AGAR Editrice, direttore Prof. Paolo Borruto, Via Ravagnese Superiore, 42, 89067 Reggio Calabria]

Antonio Scacco (*), Fantascienza umanistica, saggio, Editrice Tipografica Bari, 2002, pp.192, € 10 

Antonio Scacco è fondatore e direttore delle riviste critiche "Future Shock" e "Malacandra" (**) e lo fu di "THX 1138", pubblicazione cessata nel 1986; è inoltre noto come collaboratore di altre testate e per diversi saggi usciti in volume. Questo nuovo libro raccoglie con alcune varianti, ed organizza in un omogeneo discorso, articoli dell'autore sul tema della fantascienza quale strumento d'umanesimo. Il volume porta ampia bibliografia e un indice dei nomi.
La science fiction presenta anche opere di serie B, come lo Scacco non ignora, ma ingiustamente è considerata in sé stessa minore; ed egli cita, fra l'altro,"Un cantico per Leibowitz" di Walter Miller jr. e "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury, apologie della cultura; si pensi pure, anni prima, a libri come "La macchina del tempo" del Wells e "1984" dell'Orwell, sebbene questo romanzo-monito sia inquadrabile, specularmente, pure in quel genere utopico che ha matrice ne "La repubblica", come scrissi proprio nel 1984 sulla rivista "Controcampo", antenata di "Talento"; ad esempio, anche nella società di "1984" vige il comunismo solo fra i membri della classe dirigente (i pastori platonici) e i militari (i cani), mentre i prolet, come in Platone le pecore, il volgo, possono possedere. Tuttavia, "1984" è fantascienza, in quanto della scienza e della tecnologia tiene conto: chi non ha presente l'occhiuto televisore avveniristico che spia i sudditi nelle loro stesse case? Come l'autore annota, c'è però chi, erroneamente, considera tutta la science fiction quale erede dei testi utopici antichi: "L'elemento-chiave della tesi è la definizione secondo la quale la fantascienza non è che un racconto fantastico, in cui i fatti narrati ripetono la legge aristotelica dell'eikòs, cioè l'impossibile è presentato con i caratteri della verosimiglianza. È sufficiente, allora, un viaggio più o meno realistico fino all'isola Ellissea, abitata dagli Iperbòrei, o a quella di Panchea o di Elio, per qualificare come precursori della fantascienza Ecateo di Abdéra, Eveméro da Messina, Giambulo. A tali autori, all'occorrenza, si possono aggiungere i nomi più altisonanti di Luciano di Samosata, di Platone o di Gilgamesh". Secondo lo Scacco, la fantascienza nasce invece solo con l'avvento della società moderna, le occorre "l'apporto sostanziale dell'elemento scientifico e tecnologico"; e non si può chiamare scienza "il sapere antico che restò pura epistéme […]: la concezione che troviamo in Francesco Bacone, secondo cui lo scopo dell'acquisizione del sapere è costituito dai benefici pratici che se ne possono trarre, era completamente estranea al mondo antico. […] La scienza moderna non rimane pura teoria, ma tende ad applicare le regole di precisione dell'epistéme alla praxis, al mondo del pressappoco, a creare cioè perfezionati strumenti tecnologici"; ed ecco il dramma: "Nasce così la civiltà tecnologica"; essa porta, con velocità esponenziale, a mutamenti in cui l'uomo si ritrova smarrito, angosciato, preda di quello che Alvin Toffler definì future shock: una scossa culturale che rischia di paralizzarlo. C'è dunque chi, anche fra gli scrittori del fantastico, respinge scienza e tecnologia, e con esse la fantascienza, in nome della vivibilità, della genuinità, arrivando ad auspicare una nuova società che sia tanto ecologica quanto pre-tecnologica; "il rischio è di demonizzare la scienza": per l'autore si tratta di un atteggiamento sbagliato. Oltretutto, quasi nessuno si adatterebbe davvero a vivere senza realtà come le trasmissioni pressoché istantanee e i veloci mezzi di locomozione, notoriamente, queste ed altre comodità, fattori inquinanti allo stadio attuale della tecnica; ma a causa, l'autore evidenzia, della normale mentalità degl'innovatori. La tecnologia e la scienza potranno divenire ecologiche, e totalmente umanistiche, se la mentalità muterà, facendo centrale, intanto, l'essere umano; intanto, ma per lo Scacco l'umanesimo non potrà fare a meno di riprendersi i concetti di Dio e della persona quale figlia del Creatore. La scienza e la filosofia positivista portarono a una fede, lo scientismo, a pretendere, nell'auto-divinizzazione dell'uomo, di fare a meno del Trascendente. Mentre lo shock tecnologico rendeva insicuri fino all'angoscia gli esseri umani, l'abbandono della religione li conduceva verso il cinismo e la violenza, senza poter impedire in essi l'angoscia, causa i risultati tante volte tremendi, anche al di fuori di guerre, cui scienza e tecnica li avevano portati e ancora li conducono; l'idea di un'etica laica s'è infatti rivelata illusoria, essendo quasi insignificante il peso di pochi magnanimi tra i liberi pensatori, la cui morale, peraltro, era ed è pur sempre basata su fondamenta religiose, anche se non in primo piano per loro stessi, e si pensi al "Perché non possiamo non dirci cristiani" del Croce. Avevo detto che è tesi dell'autore che, nonostante gravi difficoltà che incontra, la fantascienza debba essere umanistica, anzi, che debba contribuire all'umanesimo della scienza stessa, costruendo nel pubblico una mentalità umanistico-scientifica. Così come nella scienza, nella science fiction è viva "la creatività", termine che rimanda "ad una caratteristica ben precisa, logicamente coerente e profondamente connaturata con l'attuale contesto di civiltà. […] L'uomo moderno, insomma, non può fare a meno di essere creativo". Purtroppo, riferisce lo Scacco, in Italia la fantascienza si trova emarginata, mentre sarebbe augurabile una sua ampia diffusione, parla di opere alte ovviamente, proprio per l'influenza che potrebbe avere sulla mentalità del pubblico. Essa è invece quasi esclusa dalla scuola, per il pregiudizio che si tratti d'un genere totalmente estraneo alla cultura; men che mai, diversamente che in altri Paesi, ci sono cattedre universitarie di fantascienza. Di fondo, questa "allergia" può avere "uno stretto legame con quella che molti letterati sentono per la scienza". Qui devo però registrare che ci sono forze in controtendenza, come il "Gruppo Delos" di Torino, sorto per iniziativa, tra gli altri, di Lorenzo Masetta, direttore della rivista "Talento", gruppo che annovera nel suo seno primarie personalità di scienziati, filosofi, scrittori; nel panorama letterario, vedo figure come quella di Danilo Tacchino, dottore in lettere moderne e insieme esperto elettronico presso una grande industria, autore fra l'altro di poesia scientifica - e amante della fantascienza -; ma certamente, è una strada ancora lunga. L'autore illumina inoltre un altro ostacolo, che "la fantascienza sembra essere segnata ab ovo da una sorta di inguaribile anticlericalismo, che ne limita, insieme ad altri fattori, il contributo che essa dà al superamento dell'attuale crisi umanistica".
Che debbono dunque fare gli scrittori di science fiction? "Il crollo dei dogmi della scienza positivista (o scientismo)", risponde lo Scacco, "ha messo in luce un dato importante: l'esperienza è impregnata di teoria. Il ricercatore non è più un fotografo della natura ma un esploratore […] utilizza idee che provengono da una specie di 'anticipazione' sull'esperienza […] e poiché l'immaginazione è "influenzata dal contesto sociale", è su questo che lo scrittore di fantascienza può influire, peraltro senza tentare di "anticipare" scoperte, ma dedicandosi a "ricucire lo strappo" fra le culture umanistica e scientifica. Tuttavia, prima d'essere una leva per una scienza sempre più umanistica, la letteratura fantascientifica, per quanto riguarda una parte dei suoi scrittori, non tutti, deve superare la fase adolescenziale, che si crogiola nell'antireligioso positivismo ottocentesco, ormai morto per l'epistemologia e per gli scienziati, non pochi dei quali oggi credenti, anche se non tutti praticanti una religione. Quegli autori non devono più titillare il sentire-zombi, volgar-positivista, di scettici, semi-colti lettori pessimisti, ma porsi quali fattori di divulgazione dell'ottimistico umanesimo scientifico.

Guido Pagliarino

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(*)  Prof. Antonio Scacco, Via Papa G. Paolo I,  6/M - A, 70124 Bari

(**) La rivista Future Shock è sia cartacea sia elettronica: ovviamente, l'aggiornamento della seconda è successivo, di qualche mese, all'uscita del nuovo numero stampato