© Guido Pagliarino
NON C'È PIÙ RELIGIONE
TRIONFERÀ IL NICHILISMO?

NO, LA VOLONTÀ DI COSCIENZA!
"La Rivoluzione francese (…) non è iniziata nel 1789 ma assai prima, attorno alla metà del XIII secolo, quando la storia ha cessato di ruotare attorno a Dio per ruotare attorno all’uomo, mutamento di estrema violenza perfettamente illustrato dal definitivo passaggio dallo stile romanico a quello gotico. L’arco spezzato segna la rottura dell’alleanza. La volta romanica inglobava simbolicamente il cielo (…) lo slancio gotico (…) è l’uomo che s’eleva al firmamento".
(André Frossard)
I - "NON C’È PIÙ RELIGIONE!"
C’era una volta, oltre mille anni fa, una società che aveva il Divino sopra di sé. Non vi mancavano certo sopraffazioni e delitti, ma l’idea di Dio riusciva a contenere il male, tanto dei potenti che delle comuni persone; e pure induceva quei credenti a una certa solidarietà nel giorno per giorno. La vita quotidiana, tutto sommato, non era cattiva. Poi sorse e infine trionfò la società atea dell’uomo centrale; di fatto, dell’individuo egocentrico.
"Non c’è più religione!".
Scherzi, mio unico lettore, eppure c’è saggezza in quel luogo comune. Qualcuno ha detto che, se nella lingua italiana si toglie la D a Dio, resta solo l’Io. Ecco alcuni titoli di un quotidiano di oggi, un giorno qualsiasi: "Il killer ha ucciso in casa: voleva possederla per sempre perché lei gli era già sfuggita"; "Partoriva per vendere i figli, ma il giudice non esclude un traffico d’organi"; "Ammazza la figlia per incassare l’assicurazione"; "Uccide in facoltà per una lite"; "Rissa al pub: un morto e un ferito"; "Medicina - Contagiati dalla depressione: aumentano i casi e sono più precoci".
Non c’è nessun cittadino che non soffra questa nostra società, e per la maggior parte delle persone con ansia se non addirittura con terrore e disperazione. È un sentire che, nella convinzione di poter essere aggrediti da ogni sconosciuto, conduce ad atteggiamenti preventivamente aggressivi, fino a casi estremi; ma già la semplice maleducazione, tante volte fino alla villania becera, rende la vita quotidiana molto cattiva. Viviamo in una società colma d’anomia, dove l’essere umano si sente normalmente dissociato: solo ed aggredito, e non solo dal prossimo, considerato per principio nemico, ma pure nei suoi rapporti con lo Stato, avvertito come una balena cieca e non insovente, nella sua burocrazia, prepotente; e per di più quasi impotente verso la criminalità.
"Hai scoperto l’acqua calda. Se vuoi solo ricordarmi in quale società viviamo, ti pianto qui".
No, l’argomento che vorrei trattare è questo, che è necessario puntare a una convivenza civile abbastanza serena, in una società che non sia prevalentemente senza Dio e in cui lo Stato abbia di nuovo su di sé il limite del Divino. Un còmpito delle religioni è cercare di ricreare questo limite etico.
"Mm… Ci sono molti che pensano, viceversa, che le chiese dovrebbero occuparsi solo della fede e non della società, per non interferire nella democrazia".
Lo so. Io m’iscrivo tra coloro che non sono d’accordo: ci vogliono fede ed opere; anzi, prima le opere e poi la fede; e tra le opere adempire i doveri del proprio stato: i capi religiosi, in quanto tali, hanno l’obbligo di richiamare all’etica i fedeli della propria chiesa.
Poiché conosco il Cristianesimo meglio di altre religioni, e più ancora poiché la civiltà occidentale ha tra le sue fondamenta proprio il Cristianesimo, parlerò d’ora in poi secondo il medesimo. Ribadisco però che tutte le confessioni religiose monoteistiche, basate su un Dio personale, hanno il còmpito di puntare a una società il più possibile buona: anche Ebraismo e Islam, dunque. Bisogna collaborare tra credenti, in questa nostra società multietnica.
II – LAICISTA DUNQUE NON MI PARE IL MASSIMO (clicca)