LA VITA ETERNA (già L’ETERNO CORPO UMANO)
Saggio di Guido Pagliarino
Tutti i diritti riservati
Copyright 1998 Guido PagliarinoPREFAZIONE E PRIME PAGINE
Che esista l’anima immortale non è mai stato dimostrato.
È invece sperimentale che abbiamo un corpo e una personalità.
Per gli Ebrei antichi, tutto l’essere umano è il suo corpo. Spirito è solo Jhavè.
Per i Greci non è vero, l’uomo ha pure un pneuma.
Verso l’anno 30 d.C., il giudeo Gesú di Nazaret viene crocifisso, muore e, secondo i suoi apostoli, risorge: Paolo di Tarso ci dice precisamente che il suo corpo, risuscitando, da animale e psichico si è trasformato in glorioso e pneumatico: non è questione di corpo e anima; è il corpo che è diventato eterno, spirituale e bellissimo. I discepoli di Gesú prèdicano che tutti hanno la Vita eterna se credono che Cristo è risorto e seguono il suo esempio di vita caritatevole. Chi invece preferisce odiare Dio e il prossimo muore e punto: “Il salario del peccato è la morte”. Talmente sono certi della risurrezione di Gesú che, invece di starsene tranquilli a casa loro, per divulgare la Buona notizia accettano persecuzioni e si lasciano martirizzare atrocemente.
Anche i Greci pensano che l’uomo sopravviva; ma per loro, classicamente, il corpo resta morto e solo l’anima si può salvare; poi, quelli che si convertono al Cristianesimo ammettono che risorge pure il corpo; e poiché i credenti gentili l’hanno vinta dal II secolo su quelli ebrei, il Giudeocristianesimo si muta in Cristianesimo ellenizzato: l’uomo non è solo un corpo animale raziocinante che risorge spirituale, ma già sulla terra ha un pneuma oltre al corpo, e risorgono entrambi.
Da quel momento, iniziano i bisticci tra cristiani, sulla Trinità, su chi è davvero Gesú… A parte Origene che è uno stravagante, tant’è vero che quando raggiunge la pubertà si taglia i testicoli, tutti sono però d’accordo che il peccatore impenitente va per sempre all’inferno in corpo, ragione e anima. Per Origene invece, alla fine si salvano anche i dannati, e persino il diavolo. La sua idea è considerata degna di anatema ed è tolta di mezzo.
Solo molto, molto più di recente, scoppiano diatribe sull’inferno e sui diavoli, che tanti ritengono “scandalosi”. Il Giudeocristianesimo, restato in ombra per secoli, torna ad alzare la testa, almeno in àmbito cattolico, dopo che teologi si sono accorti che certe querele si cheterebbero se si tornasse più vicini al pensiero originale; pubblicamente, durante e dopo il concilio Vaticano II. In verità, oggigiorno il Giudeocristianesimo sonnecchia un po’, per cui c’è chi, al riguardo, chiede un altro concilio; non i superstiti cattolici integristi, a cui sarebbe andato bene che il Vaticano II non ci fosse mai stato. Per loro il diavolo è senz’altro uno spirituale angelo ribelle e non il simbolo del male e nell’inferno corpo e anima sono tormentati eternamente più delle bestie al macello che, se non altro, non bruciano vive e per sempre. Peggio, certi filosofi postmoderni credono che la dottrina della Chiesa sia, tutto sommato, quella degli integristi e vi compongono sopra interi saggi di disapprovazione, dando suggerimenti che, come aveva scritto il giornalista Rosso Malpelo, vorrebbero essere aria fresca balsamica e sono la scoperta dell’acqua calda.
Questo saggio vorrebbe, umilmente, divulgare un po’ quell’acqua calda, che non tutti conoscono ancora.
Il lettore è avvertito fin da adesso: il testo è scritto da un cristiano postconciliare, nell’intento d’essere oggettivo; ciò che, naturalmente, è sempre e per tutti impossibile.
Ah! ancora una cosa: ci sono note, che consentono di approfondire; ma consiglio di leggere di seguito il testo, in sé compiuto, e poi, volendo, di andare a tormentarsi con le note.
Guido Pagliarino
UN BEL PO’ DI LAMENTELE SULL’INFERNO E COMPAGNIA
Da lettere a quotidiani
Ci si sforza per entrare nel velo?
ISPIRAZIONE DIVINA DELLA BIBBIA
Didaskalèion di Alessandria e Didaskaleion di Antiochia
Scuola mitica protestante.
Il mito come superstoria
Apocalisse, libro del futuro?
ANGELI E DIAVOLI
Su tentazione, libertà, predestinazione, male.
SUL PECCATO ORIGINALE
UN DIO PADRE VENDICATIVO E SANGUINARIO?
DIO E’ UOMO
Le sofferenze psicologiche di Gesú; il suo timore d’essere dannato
Per Cristo, e dunque per il Cristianesimo, il dolore è un bene?
Qualcosetta in più sul vero insegnamento di Gesú
SU RISURREZIONE, CORPO, ANIMA
SULLA RISURREZIONE DELLA SOLA ANIMA
Risurrezione del solo Animo di Cristo: cenno
Origene e l’inferno non eterno
SULLA RISURREZIONE DEL CORPO COL SUO IO
Morte e vita presso gli Ebrei antichi
Corpo, anima, spirito nelle lettere di Paolo
GESÚ DI NAZARET, EBREO, NON GRECO
Discontinuità e continuità di Gesú rispetto all’Ebraismo
SUL LIMBO
SULL’INFERNO
SUL PURGATORIO
SUL PARADISO
NOTE
I - UN BEL PO’ DI LAMENTELE SULL’INFERNO E COMPAGNIA
Nell’VIII Canto del Purgatorio, quello che inizia con la celeberrima terzina:
Era già l’ora che volge il disio
ai navicanti e ‘ntenerisce il core
lo dì c’han detto ai dolci amici addio
Dante e Virgilio si trovano di fronte a un’estatica visione, due angeli con vesti e ali color verde, come la speranza, dalle spade infocate, tronche e spuntate, spediti da Maria; giunge il serpente dell’Eden che, al solo frusciare delle ali angeliche, fugge. Prima di cantare questa visione però, Dante pensa bene di avvertire il lettore di stare molto attento:
Aguzza qui, lettor, ben gli occhi al vero,
ché ‘l velo è ora ben tanto sottile,
certo che ‘l trapassar dentro è leggero
(Purgatorio, VIII, 19 – 21).
Passo, questo, d’interpretazione non facile, per quell’aguzza iniziale, che mostra una difficoltà, e quel leggero finale che indica facilità. All’apparenza è facile cogliere quanto l’allegoria simboleggia perché quel velo che sembra celare dietro di sé il vero è sottilissimo: pare agevole andare oltre con lo sguardo. Ma quel ben tanto sottile indica pure che raggiungere il vero è difficile: la mente dev’essere a sua volta sottile per penetrare nella sottigliezza del vero. Bisogna aguzzare bene la vista per non errare cogliendo immagini false. Difatti il vero è nel velo, non oltre. È questo che è arduo capire. Tuttavia, quando si sia compreso, non è difficile il trapassar dentro e vedere le cose che il velo allegorico racchiude in sé, anche se bisogna pur sempre fare ancora un lieve sforzo per cogliere la vera dottrina chiusa nell’allegoria…
… e anzitutto, per non intendere questa alla lettera.
È uno sforzo che, a proposito di Cristianesimo, non sempre si fa.
Da lettere a quotidiani.
Ho un amico, più anziano di me, che nella vita ne ha subite molte: orfano di padre, tremendo orfanotrofio religioso da bambino, militare in guerra, internato in un lager, fuggitivo, partigiano fino alla Liberazione, poi in dignitosa e corrucciata disparte, deluso dai suoi, quando vide come esercitavano il potere. Da solo, si fece una posizione; men che niente però, da tempo s’è ammalato e ha dovuto subire una serie di interventi. Oggi quasi non esce più; prima, se incontrava per strada qualcuno che aveva bisogno, sùbito l’aiutava: aveva ed ha quello che si usa chiamare lo spirito cristiano; ed era ateo. A volte ci sentiamo; e non mi sembra che sia ancora così sicuro che Dio non c’è o, se c’è, è cattivo; infatti non l’ho mai più sentito dire, come una volta e sovente, che a tutte quelle balle non riesce a credere, che se Dio esistesse dovrebbe essere buono, che il Paradiso è una cretinata, ecc.; anzi, mi diceva che avrebbe voluto una telefonata da Dio.
Ebbene, quest’amico buono e ateo, ma forse non più tanto ateo, quanto a lagnanze sul divino era in notevole compagnia.
Gran lamentazioni e critiche troviamo, soprattutto su quotidiani, verso alcuni dogmi, prima di tutto quello sull’inferno, e a volte contro non-dogmi ma ritenuti tali dagli scriventi.
Vediamone un campionario:
“I diavoli non esistono, sono solo miti!”.
“Il limbo per i neonati morti non battezzati è un’ingiustizia: perché mai la Chiesa lo predica?”.
“Dove sarebbe l’inferno? Al centro della terra? Non scherziamo”.
“Se ci fosse l’inferno, Dio sarebbe malvagio”.
“Purgatorio? Una pena temporanea fuori dal tempo?! No, è illogico”.
“Non capisco perché Dio non ci conceda di morire e basta. Perché mai vuole, per forza, mandarci in paradiso o all’inferno? Dov’è la nostra libertà?”.
“L’inferno è un’invenzione della Chiesa per tenere soggetta la gente”.
“L’Apocalisse è un libro catastrofico scritto per tenerci buoni”.
“Sono cristiano ma non credo all’inferno, semmai credo alla reincarnazione delle anime: è più umana. Nel processo penale è concesso l’appello, e Dio non lo concederebbe?!”.
“Anima eterea? Evvia, è un concetto filosofico mai dimostrato! Io credo solo d’avere un cervello, perché sperimento la ragione che ne deriva”.
“Il Cristianesimo ha matrice in Platone e nel neoplatonismo e ne ha copiato il concetto di anima-idea. Meglio approfondire la filosofia che affidarsi alle favole cristiane!”.
“Non si può credere a un Dio vendicativo che si offende infinitamente per la colpa di Adamo ed Eva, essere umani e dunque limitati; e li scaccia nel dolore, salvo poi salvare il genere umano sacrificando sanguinosamente suo figlio. No, questo non è un dio d’amore ma di odio e crudeltà!”.
“Il peccato originale riguarda due persone: perché dovrebbe passare ai discendenti, come se fosse l’AIDS?”.
“Non accetto una religione che prèdica il dolore: non sono masochista!”.
“Il papa apre bocca tutti i momenti per imporci i suoi dogmi”.
Si tratta di lettori che mostrano cultura generale alta o almeno media. Simili critiche troviamo pure in scritti di filosofi[i].
Ci si sforza per entrare nel velo?
Quelle lettere e articoli hanno una logica in sé; ma sono proprio quelle le cose che la Chiesa oggi insegna?
Nel concilio Vaticano II s’è fatta parecchia chiarezza, sgomberando pregiudizi, togliendo incrostazioni umane formatesi sulla dottrina nel corso di tanti secoli; sembra però che quel concilio non sia conosciuto da molti; neppure da cattolici.
Non vi sono stati proclamati dogmi. S’è invece indicato, sull’ormai comune sentire dei fedeli, cioè della Chiesa perché è questa la Chiesa e non la sua sola gerarchia, tra altre cose come la Salvezza eterna anche per i giusti non battezzati, compresi quelli anticristiani, quanto è di libera discussione per i fedeli, senza eresia, vale a dire ciò che si può pensare diversamente da quanto creduto tradizionalmente in passato; ovviamente, sulla stessa sostanza di fede. Facendo un esempio, ma ne scriverò meglio oltre, il diavolo è di fede perché ne parlano sia l’Antico sia il Nuovo testamento; tuttavia, non essendoci in merito dogmi definiti, lo si può intendere in modo diverso dal classico concetto di persona angelica ribelle. Papa Paolo VI concepiva il demonio in modo tradizionale, un essere angelico pervertito e pervertitore, ma… non l’aveva proclamato dogma. Non è vero che ogni volta che un papa parla ai fedeli si tratti di un dogma[ii]. Perché lo sia, deve dirlo espressamente; altrimenti è una proclamazione non vincolante: per Gesú Cristo, prima viene la coscienza personale; chi torturava e alzava i roghi non l’aveva ben presente. In oltre trentacinque anni dalla chiusura del Vaticano II, moltissimi studi conseguenti sono stati stampati, tantissime conferenze tenute; e questi argomenti sono entrati non solo nelle facoltà di teologia ma pure nei corsi di Cristianesimo per quei comuni credenti e, perché no? non credenti che vogliono conoscere almeno a sufficienza il Cristianesimo, base degli ultimi duemila anni di civiltà occidentale, insieme alla Grecia: i due libri essenziali per noi sono la Bibbia e l’Odissea. Eppure pare proprio che, nonostante la gran mole di fonti, molti non abbiano trovato il tempo, o la voglia, di informarsi: di penetrare dentro al velo.
Non sto bacchettando nessuno, ci mancherebbe. Penso solo che possa essere un buon servizio a chi abbia la pazienza di leggermi, a scopi culturali e quindi anche se si tratta di un non cristiano, in tutta umiltà e per quanto posso, fare un po’ di chiarezza, almeno su alcuni argomenti più roventi: uno per capitolo; ma i roghi sono esclusi, non perché sono atrocità che preferisco nascondere, anzi, ma in quanto ci vorrebbe un saggio di mille pagine
(OMISSIS)
[i] Come in articoli di Gianni Vattimo su “La Stampa” e nel saggio di Pietro Prini “Lo scisma sommerso”, Garzanti, 1999.
[ii] Due soli sono i dogmi definiti da papi nel corso del XIX e del XX secolo. Quasi mai, quando aprono bocca, i papi legano i fedeli: esprimono la loro visione su come il messaggio evangelico sia da vivere nel giorno per giorno, concretamente; ma è parte della dottrina che, prima di tutto, viene la buona coscienza del singolo cristiano, cioè il suo sentire di scegliere per il bene e non per il male. Inoltre, mai sono stati proclamati dogmi, sia da concili ecumenici sia da papi, che non riguardassero cose già credute comunemente dai fedeli. Però non tutto quanto è sentito di fede è stato proclamato dogmatico. Un concilio si definisce ecumenico quando vi sono stati invitati tutti i vescovi (anche se non importa che poi tutti abbiano partecipato): altrimenti, le proclamazioni conciliari non hanno valore di dogmi definiti.
| Titolo | ||
| Autore | Pagliarino Guido | |
| ISBN | 88 - 7418 - 106 - X | |
| Dati | 126 p. | |
| Anno | 2002 (ma stampato nel gennaio 2003) | |
| Editore | Prospettiva Editrice | |
| Collana | Orione |
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